1980 Terremoto in Irpinia - Gruppo Alpini Arcade


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1980 Terremoto in Irpinia

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Testimonianze di solidarietà
1980 - TERREMOTO IN IRPINIA

Estate Non sono ancora del tutto cicatrizzate le ferite che 1’”orcolat” ha inferto al Friuli quattro anni prima quando la devastazione del terremoto si abbatte sull’Irpinia; una regione già di per sé povera, con una cultura estremamente diversa da quella del Friuli e del Veneto: queste caratterizzate da una grintosità ostinata nel perseguire gli scopi prefissi e da un’operosità intensa e quasi frenetica; quella dalla rassegnazione e dal fatalismo, frutto inevitabile di secoli di indifferenza e di abbandono.
L’A.N.A. non assume iniziative ufficiali come in Friuli; ma gli Alpini accorrono ugualmente aggregandosi alle iniziative di soccorso promosse da vane parti.
Fra essi c’è Florindo Cecconato, il quale, nell’intervista del 26 marzo 1997, ci ha descritto la sua esperienza.
Quando sei arrivato in Irpinia e dove?
Nel gennaio 1981. Lavoravo a Perugia; ho saputo da uno del Gruppo di Cusignana che c’era bisogno di gente per montare dei prefabbricati acquistati con i soldi di una sottoscrizione promossa dal giornale “La Stampa” e sono andato con lui. A Lioni, in provincia di Avellino: un paese di montagna; case vecchie, fatte di sassi: bastava poco per farle crollare. C’era la neve, ma il china era asciutto, per fortuna; e la gente viveva ancora sorto le tende.
Come eravate organizzati? C’era un centro di coordinamento dei lavori?
No, non c’era nessuno, né militare, né civile; c’erano solo dei responsabili che dipendevano da “La Stampa”. Noi avevamo un campo base con due container: in uno si dormiva, nell’altro c’era la cucina. E i vari lavori, cucinare, lavare i piatti, ecc. li facevamo a turno. ...come sotto naia.
Qual era il vostro lavoro?
Montavamo dei prefabbricati della Ditta Posari; fatti molto meglio di quelli del Friuli. Ognuno era diviso in due appartamentini di circa 40 metri quadrati ciascuno con due camere, una cucina e il bagno; e con il riscaldamento e tutto: ci si poteva vivere bene. Erano anche abbastanza facili da montare. Ne abbiamo messi su una trentina; e facevamo tutto: l’allacciamento dell’acqua, quello elettrico, ecc.. Lavoravamo a turni di venti giorni e abbiamo terminato a fine marzo.
Come sono stati i rapporti con la popolazione?
Assai freddi, direi... Nessuno che ti dava una mano. Solo i bambini erano più disponibili: se gli chiedevi qualcosa erano pronti a fartela. Li non è come in Friuli che, come raccontava Mario Roncolato, c’era collaborazione, sentivi il calore della popolazione. Però c’è da dire che anche lo Stato li per li non ha fatto niente: E dopo.. .dopo tanti anni ci sono ancora le tendopoli e molte delle opere cominciate non sono state completate.
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